Digitale: uno sguardo al futuro

di | 28/06/2016

A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 si svolse quella che oggi è ricordata come la Videotape format war.
Sony produceva il Betamax, Philips il Video2000 e JVC il VHS. A differenza dei primi due, JVC decise di licenziare il proprio formato a chiunque avesse voluto produrre videocassette o registratori.
Il risultato fu che, sotto la spinta della concorrenza e della maggiore suddivisione dei costi di sviluppo, i prezzi dei videoregistratori VHS cominciarono a calare. Il parco clienti, interessato a registrarsi la partita o lo show preferito per una visione successiva, non era attratto da qualità tecniche particolari e si riversò in massa verso gli apparecchi più convenienti.
Con l’aumentare della diffusione, i noleggiatori di videocassette cominciarono a tenere solo le VHS, gli scambi di nastri tra amici avvenivano in VHS, le cassette vergini a scontate al supermercato erano VHS e Maurizia Paradiso certo non proponeva le Betamax.
Nessun ruolo ebbero la maggiore qualità che gli altri formati potevano vantare: il formato VHS aveva una qualità tecnica sufficiente alle esigenze del grande pubblico e la presenza di tanti aziende produttrici di tale formato aveva ridotto i prezzi, aumentato l’offerta e cancellato la concorrenza. Restò il VHS e gli altri in pratica scomparvero dal mercato.

Mentre Icom e Yaesu non sembrano aver imparato la lezione, il mondo DMR è al momento nella situazione del VHS.
E’ inutile dissertare sulla qualità dell’audio (che poi usano più o meno gli stessi encoder) o sulle funzioni evolute del network. La differenza la farà il fatto che le radio DMR si trovano in tutte le salse e in tutti i prezzi, che ogni giorno un produttore diverso, dall’americano al cinese, ne annuncia un modello nuovo, più bello ed economico dei precedenti, per giunta vendibile sia sul mercato radioamatoriale che su quello civile.
Questo farà avvicinare la grande massa a questi apparati. Chi farà i ponti tenderà a realizzarli per il bacino d’utenza più ampio e la macchina si muoverà inesorabile verso la marginalizzazione degli altri protocolli, come già accadde con il VHS.

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Stand BrandMeister DMR

Lo stesso fenomeno sta avvenendo per gli sviluppi software correlati. Mentre per DSTAR vi è un network allo stato semicadaverico gestito con software Icom risalente al 2009 e mai più aggiornato (bisogna installare l’obsoleto CentOS 5 per farlo andare) con qualche aggiunta opensource e il C4FM si muove entro i dettami di Yaesu, per il DMR vi sono numerosi sviluppi molto attivi che gestiscono totalmente il network radioamatoriale, tant’è che a Friedrichshafen vi era addirittura un apposito stand. Non bisogna sottovalutare la potenza del mondo opensource: mai potrò dimenticare quando IBM invitò i propri clienti ad abbandonare AIX in favore di Linux…
Una comunità opensource consente a chi ha voglia di giocare dal lato infrastruttura di poterlo fare e non di essere obbligato ad essere un mero utente che schiaccia il bottone e parla. Ragion per cui perfino io, che sono CW-only e non parlo sui ponti, ho speso cento euro per una radio DMR con la quale ho fatto sì e no due QSO e non prevedo di farne tanti altri in più.

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Stand ICOM: ma il D-STAR che fine ha fatto?

A Friedrichshafen ho fatto qualche indagine. Di stand che propongono DMR di tutte le marche era pieno, compreso, come dicevo, uno dedicato al network DMR “open-source” BrandMeister. Per C4FM SystemFusion c’erano solo alcune scritte allo stand Yaesu, dove però nuovi prodotti presentati (es. FT981) non lo supportavano.
Ma quello che più mi ha stupito è che pur esaminando minuziosamente lo stand ufficiale Icom, la parola “D-STAR” non appariva da nessuna parte. Perfino sull’ID5100 in esposizione il cartello diceva “Digital” senza citare D-STAR, il che mi ha fatto riflettere non poco, visto che abbiamo in gestione un ponte di quel tipo.

Naturalmente per prevedere il futuro non basta una sfera di cristallo, ma se il passato insegna qualcosa, allora la strada sembrerebbe inesorabilmente segnata.